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Fabris

Casari dal 1902

Caseificio Fabris

Caseificio di Claudio e Roberto Fabris

Il dna della famiglia Fabris è antico: è quello dei “casari”, gente capace di trasformare il latte in qualcosa di vitale per le tavole povere, ma anche di prezioso per quelle ricche. Erano i tempi delle Latterie Turnarie, in cui ogni giorno si produceva quel poco che si poteva, e lo si faceva in cooperativa. È da qui che nascono le prime vere e proprie “latterie” e i primi “caseifici” storici, quelli di piccoli produttori: e il casaro era spesso a stipendio fisso. Di solito era povero perché il lavoro era tanto, ma i soldi pochi. Il nonno fu il primo: si chiamava Geremia Fabris, classe 1902, affiancato da sua moglie Adele Collavini, classe 1909, che lo aiutò con amore fino alla sua precoce scomparsa.

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Fabris
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Fabris
Fabris
Fabris
Fabris

Poi fu il turno del figlio: Attilio andò a frequentare la “Scuola Casari” a Orzivecchi, in provincia di Brescia, che a quei tempi era davvero un posto lontanissimo.

Ma il tempo passa e dopo il tempo del conferimento del latte e quello delle Latterie Turnarie, cambiano tante cose e molte latterie, soprattuto quelle piccole, vendono le proprie strutture.
Attilio, che sa leggere il tempo, supporta e sostiene i figli sognando un futuro per loro. A cominciare da Claudio che, a 18 anni riesce a prendere in mano la Latteria di Romans di Varmo, poco dopo arriva in suo supporto il fratello Roberto e creano i loro primi formaggi. Poi un’intuizione: puntano sulla ricotta e scommettono su quella affumicata per differenziarsi rivalutando le parti povere del processo di lavorazione e dando così dignità a un processo di economia circolare, senza buttare via nulla.

Famiglia
Tradizione
Friuli
Artigianalità

Nonna Adele saliva in sella alla sua bicicletta e, da Bertiolo a Romans di Varmo, pedalava ogni giorno 7 km per andare  ad aiutare il nipote. Dalla passione per i formaggi e dal dialogo quotidiano con chi li sceglieva nacque un’esigenza semplice ma concreta: portare in tavola una polenta già pronta, buona come quella di casa. Così, in casa Fabris, prese forma un nuovo prodotto, frutto di esperienza, tempo e tradizione. Il percorso continuò naturalmente con una nuova evoluzione: l’ingresso in produzione del Frico, simbolo di convivialità e territorio, capace di raccontare in ogni morso il sapore autentico delle nostre origini.

E la storia dei Fabris, continua.

Fabris

Famiglia
Tradizione
Friuli
Artigianalità

Poi fu il turno del figlio: Attilio andò a frequentare la “Scuola Casari” a Orzivecchi, in provincia di Brescia, che a quei tempi era davvero un posto lontanissimo.

Ma il tempo passa e dopo il tempo del conferimento del latte e quello delle Latterie Turnarie, cambiano tante cose e molte latterie, soprattuto quelle piccole, vendono le proprie strutture.
Attilio, che sa leggere il tempo, supporta e sostiene i figli sognando un futuro per loro. A cominciare da Claudio che, a 18 anni riesce a prendere in mano la Latteria di Romans di Varmo, poco dopo arriva in suo supporto il fratello Roberto e creano i loro primi formaggi. Poi un’intuizione: puntano sulla ricotta e scommettono su quella affumicata per differenziarsi rivalutando le parti povere del processo di lavorazione e dando così dignità a un processo di economia circolare, senza buttare via nulla.

Fabris

Nonna Adele saliva in sella alla sua bicicletta e, da Bertiolo a Romans di Varmo, pedalava ogni giorno 7 km per andare  ad aiutare il nipote. Dalla passione per i formaggi e dal dialogo quotidiano con chi li sceglieva nacque un’esigenza semplice ma concreta: portare in tavola una polenta già pronta, buona come quella di casa. Così, in casa Fabris, prese forma un nuovo prodotto, frutto di esperienza, tempo e tradizione. Il percorso continuò naturalmente con una nuova evoluzione: l’ingresso in produzione del Frico, simbolo di convivialità e territorio, capace di raccontare in ogni morso il sapore autentico delle nostre origini.

E la storia dei Fabris, continua.